{"id":14397,"date":"2022-10-26T07:30:43","date_gmt":"2022-10-26T06:30:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mondoffice.com\/mondoffice-informa\/?p=14397"},"modified":"2025-02-13T09:16:55","modified_gmt":"2025-02-13T08:16:55","slug":"sai-riconoscere-un-buon-caffe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mondoffice.com\/mondoffice-informa\/oltre-al-lavoro\/sai-riconoscere-un-buon-caffe.html","title":{"rendered":"Sai riconoscere un buon caff\u00e8?"},"content":{"rendered":"<section class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Ristretto, macchiato, corretto, in tazza di vetro, sono solo alcuni dei tanti modi in cui si pu\u00f2 assaporare il caff\u00e8, forse la bevanda pi\u00f9 amata in Italia. Ma come riconoscere un buon caff\u00e8, a prescindere dal gusto soggettivo?<\/p>\n<p>Intanto iniziamo col dire che il gusto \u00e8 una cosa molto soggettiva, ma ci sono comunque dei parametri oggettivi che possono essere valutati per comprendere se stiamo bevendo un caff\u00e8 di buona qualit\u00e0 piuttosto che uno scadente.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row equal_height=&#8221;yes&#8221; bg_type=&#8221;image&#8221; parallax_style=&#8221;vcpb-default&#8221;][vc_column width=&#8221;1\/5&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1666164721458{margin-right: 5px !important;margin-bottom: 5px !important;background-color: #b3a193 !important;border-radius: 10px !important;}&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<h3>1. La tostatura<\/h3>\n<p>La tostatura \u00e8 la prima cosa per valutare un caff\u00e8: un buon caff\u00e8 non deve essere n\u00e9 troppo chiaro n\u00e9 troppo scuro.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/5&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1666164743495{margin-right: 5px !important;margin-bottom: 5px !important;margin-left: 5px !important;background-color: #b3a193 !important;border-radius: 10px !important;}&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<h3>2. La crema<\/h3>\n<p>La crema pu\u00f2 essere differente in base alla miscela utilizzata ma, per dire che stiamo bevendo un buon caff\u00e8, la crema deve presentare una trama omogenea e sottile, deve essere consistente e persistente, dello spessore di qualche millimetro.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/5&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1666164751245{margin-right: 5px !important;margin-bottom: 5px !important;margin-left: 5px !important;background-color: #b3a193 !important;border-radius: 10px !important;}&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<h3>3. Il profumo<\/h3>\n<p>Anche l&#8217;intensit\u00e0 del profumo \u00e8 un fattore rilevante nel valutare la qualit\u00e0 di un caff\u00e8: le note olfattive devono essere varie e complesse che si armonizzano bene tra loro.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/5&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1666164758431{margin-right: 5px !important;margin-bottom: 5px !important;margin-left: 5px !important;background-color: #b3a193 !important;border-radius: 10px !important;}&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<h3>4. Il gusto<\/h3>\n<p>Al palato ci deve essere un buon equilibrio tra l&#8217;amaro dovuto alla tostatura e le note di acido e dolce. A seconda della miscela poi il gusto potr\u00e0 differire, se prevale l&#8217;Arabica l&#8217;acidit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 spiccata mentre una prevalenza di Robusta dona un gusto pi\u00f9 simile al cacao.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/5&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1666164767034{margin-bottom: 5px !important;margin-left: 5px !important;background-color: #b3a193 !important;border-radius: 10px !important;}&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<h3>5. Il retrogusto<\/h3>\n<p>Dopo aver bevuto un caff\u00e8, il sapore che persiste in bocca deve essere gradevole, rotondo e pieno, con punte di una acidit\u00e0 fruttata.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text][\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<h2>Le variet\u00e0<\/h2>\n<p>Esistono moltissime variet\u00e0 di caff\u00e8 ma quelle commercializzate sono sostanzialmente 2: la <strong>Robusta <\/strong>e\u00a0 <strong>Arabica<\/strong>. Esistono poi altre due variet\u00e0 meno diffuse: l&#8217;<strong>Excelsa<\/strong> e il <strong>Liberica<\/strong>.<\/p>\n<p>Vediamo insieme le caratteristiche:[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row bg_type=&#8221;grad&#8221; bg_grad=&#8221;background: -webkit-gradient(linear, left top, left bottom, color-stop(0%, #E9E3DF), color-stop(10%, #AF9D8E), color-stop(35%, #5F4F43), color-stop(62%, #392F28), color-stop(100%, #171310));background: -moz-linear-gradient(top,#E9E3DF 0%,#AF9D8E 10%,#5F4F43 35%,#392F28 62%,#171310 100%);background: -webkit-linear-gradient(top,#E9E3DF 0%,#AF9D8E 10%,#5F4F43 35%,#392F28 62%,#171310 100%);background: -o-linear-gradient(top,#E9E3DF 0%,#AF9D8E 10%,#5F4F43 35%,#392F28 62%,#171310 100%);background: -ms-linear-gradient(top,#E9E3DF 0%,#AF9D8E 10%,#5F4F43 35%,#392F28 62%,#171310 100%);background: linear-gradient(top,#E9E3DF 0%,#AF9D8E 10%,#5F4F43 35%,#392F28 62%,#171310 100%);&#8221;][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h3><span style=\"color: #f5f5f5;\">Robusta<\/span><\/h3>\n<p><span style=\"color: #f5f5f5;\">Il caff\u00e8 Robusta cresce bene a quote basse e predilige temperature pi\u00f9 miti. I chicchi sono piuttosto arrotondati con un solco abbastanza diritto. Ha un gusto ricco e deciso, intenso e corposo, quasi legnoso. In tazza si presenta cremoso con una schiuma scura e spessa e un gusto che richiama il cioccolato. Ha un contenuto in caffeina che pu\u00f2 variare dal 1,7% al 3,5% e rappresenta circa il 28% della produzione mondiale.<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h3><span style=\"color: #f5f5f5;\">Arabica<\/span><\/h3>\n<p><span style=\"color: #f5f5f5;\">La pianta dell&#8217;Arabica preferisce altitudini maggiori e climi pi\u00f9 freschi rispetto alla Robusta per crescere. I suoi chicchi sono di formata allungata ovale. L&#8217;Arabica ha un sapore pi\u00f9 delicato , dolce e aromatico con una nota di acido. Con i chicchi dell&#8217;Arabica si ottiene un caff\u00e8 dal color nocciola con riflessi rossicci e una crema compatta e talvolta striata. Presenta un contenuto in caffeina minore rispetto alla Robusta , che pu\u00f2 andare dallo 0,8% allo 1,5% e rappresenta il 70% della produzione mondiale di caff\u00e8.<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h3><span style=\"color: #f5f5f5;\">Excelsa<\/span><\/h3>\n<p><span style=\"color: #f5f5f5;\">Ha una pianta simile per dimensioni alla Robusta che ben si adatta ai climi e ai terreni asciutti e che ha una buona resistenza alle malattie. I grani, se vengono fatti invecchiare, donano al caff\u00e8 un gusto profumato e gradevole che pu\u00f2 ricordare al variet\u00e0 arabica.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #f5f5f5;\">Ci\u00f2 che lo rende poco commercializzabile \u00e8 il suo rendimento estremamente variabile.<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h3><span style=\"color: #f5f5f5;\">Liberica<\/span><\/h3>\n<p><span style=\"color: #f5f5f5;\">Variet\u00e0 originaria della Liberia (da cui prende il nome) e della Costa d&#8217;Avorio ed \u00e8 una pianta molto alta e rigogliosa che necessit\u00e0 di acqua in abbondanza ma \u00e8 molto resistente ai parassiti. I suoi chicchi sono molto grossi, fino al doppio rispetto a quelli di un Arabica.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #f5f5f5;\">Questo caff\u00e8 ha un gusto particolare, forte e molto aromatico, che richiama il gusto delle nocciole con note di cioccolato fondente e contiene una percentuale di caffeina inferiore alle pi\u00f9 diffuse variet\u00e0 Arabica e Robusta.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #f5f5f5;\">\u00c8 una variet\u00e0 piuttosto rara e per questo anche abbastanza costosa.<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<h2>Scegli il tuo caff\u00e8 in base alla tostatura<\/h2>\n<ol>\n<li><strong>Tostatura chiara<\/strong>: usata per ottenere caff\u00e8 morbidi e acidi, con note floreali\u00a0 e fruttate. Utilizzata in generale per i caff\u00e8 mono-origine preparati con metodi di estrazione a filtro.<\/li>\n<li><strong>Tostatura media<\/strong>: \u00e8 una cottura adatta a caff\u00e8 pi\u00f9 rotondi, equilibrati e corposi, dotati di un ampio spettro aromatico.<\/li>\n<li><strong>Tostatura scura<\/strong>: per un espresso corposo ed amaro, con spiccata acidit\u00e0 e una ridotta quantit\u00e0 di caffeina.<\/li>\n<\/ol>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row bg_type=&#8221;bg_color&#8221; bg_color_value=&#8221;#ffffff&#8221;][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<h2>Capsule o cialde?<\/h2>\n<p>Affianco alla classica Moka e all&#8217;Espresso, hanno ormai sempre pi\u00f9 preso piede il caff\u00e8 in cialda e quello in capsule. Pratiche, pulite e veloci, consentono a chiunque di preparare un caff\u00e8 come quello del bar. Ma c&#8217;\u00e8 differenza tra cialda e capsula?[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row disable_element=&#8221;yes&#8221;][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_single_image][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h3>Le capsule<\/h3>\n<p>Nelle capsule in genere il caff\u00e8 \u00e8 contenuto in un involucro di forma conica o cilindrica, in plastica o in alluminio. Le capsule vengono normalmente prodotte in atmosfera protettiva ma in alcuni casi possono essere autoprotette per via della loro forma o dal modo in cui sono fatte.<br \/>\nPossono essere in confezione monodose oppure la confezione pu\u00f2 contenere pi\u00f9 capsule. Normalmente contengono dai 5 ai 7 grammi di polvere di caff\u00e8 per ogni capsula.<br \/>\nL&#8217;aspetto negativo delle capsule \u00e8 che trattandosi di bi-materiale (alluminio o plastica + polvere di caff\u00e8) non possono essere smaltite nei rifiuti organici ma vanno buttate nell&#8217;indifferenziato anche se il mercato sta spingendo sempre pi\u00f9 per soluzioni alternative, quali plastica biodegradabile, per renderle pi\u00f9 sostenibili.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row disable_element=&#8221;yes&#8221;][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_single_image][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h3>Le cialde<\/h3>\n<p>Le cialde sono monodosi da 7 grammi di caff\u00e8 dosato e pressato tra due di carta. Sono sempre confezionate in atmosfera protettiva e chiuse ermeticamente. Le cialde pi\u00f9 utilizzate sono prodotte secondo lo standard E.S.E. (Easy Serving Espresso), uno standard nato nei primi anni &#8217;70 del 1900 per consentire di ottenere un buon caff\u00e8 espresso anche al di fuori dell&#8217;Italia, dove i baristi non avevano la stessa conoscenza di quelli italiani e bere un buon espresso era molto difficile. Nel corso degli anni questo standard \u00e8 stato sempre pi\u00f9 migliorato.<br \/>\nIl rivestimento in carta fa s\u00ec che le cialde si possano smaltire nei rifiuti organici, rendendole pi\u00f9 ecologiche rispetto alle capsule.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row equal_height=&#8221;yes&#8221; disable_element=&#8221;yes&#8221; bg_type=&#8221;grad&#8221; bg_grad=&#8221;background: -webkit-gradient(linear, left top, left bottom, color-stop(0%, #F3F0EE), color-stop(51%, #9E8876), color-stop(100%, #4C3F35));background: -moz-linear-gradient(top,#F3F0EE 0%,#9E8876 51%,#4C3F35 100%);background: -webkit-linear-gradient(top,#F3F0EE 0%,#9E8876 51%,#4C3F35 100%);background: -o-linear-gradient(top,#F3F0EE 0%,#9E8876 51%,#4C3F35 100%);background: -ms-linear-gradient(top,#F3F0EE 0%,#9E8876 51%,#4C3F35 100%);background: linear-gradient(top,#F3F0EE 0%,#9E8876 51%,#4C3F35 100%);&#8221;][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image][vc_column_text]<\/p>\n<h3>Le capsule<\/h3>\n<p>Nelle capsule in genere il caff\u00e8 \u00e8 contenuto in un involucro di forma conica o cilindrica, in plastica o in alluminio. Le capsule vengono normalmente prodotte in atmosfera protettiva ma in alcuni casi possono essere autoprotette per via della loro forma o dal modo in cui sono fatte.<br \/>\nPossono essere in confezione monodose oppure la confezione pu\u00f2 contenere pi\u00f9 capsule. Normalmente contengono dai 5 ai 7 grammi di polvere di caff\u00e8 per ogni capsula.<br \/>\nL&#8217;aspetto negativo delle capsule \u00e8 che trattandosi di bi-materiale (alluminio o plastica + polvere di caff\u00e8) non possono essere smaltite nei rifiuti organici ma vanno buttate nell&#8217;indifferenziato anche se il mercato sta spingendo sempre pi\u00f9 per soluzioni alternative, quali plastica biodegradabile, per renderle pi\u00f9 sostenibili.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image][vc_column_text]<\/p>\n<h3>Le cialde<\/h3>\n<p>Le cialde sono monodosi da 7 grammi di caff\u00e8 dosato e pressato tra due di carta. Sono sempre confezionate in atmosfera protettiva e chiuse ermeticamente. Le cialde pi\u00f9 utilizzate sono prodotte secondo lo standard E.S.E. (Easy Serving Espresso), uno standard nato nei primi anni &#8217;70 del 1900 per consentire di ottenere un buon caff\u00e8 espresso anche al di fuori dell&#8217;Italia, dove i baristi non avevano la stessa conoscenza di quelli italiani e bere un buon espresso era molto difficile. Nel corso degli anni questo standard \u00e8 stato sempre pi\u00f9 migliorato.<br \/>\nIl rivestimento in carta fa s\u00ec che le cialde si possano smaltire nei rifiuti organici, rendendole pi\u00f9 ecologiche rispetto alle capsule.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row equal_height=&#8221;yes&#8221; bg_type=&#8221;bg_color&#8221; bg_color_value=&#8221;#ffffff&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1666183828473{background-color: #ffffff !important;border-radius: 10px !important;}&#8221;][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h3><\/h3>\n<p>[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;14464&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; css_animation=&#8221;fadeIn&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;2\/6&#8243;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1671521673434{border-radius: 10px !important;}&#8221;]<\/p>\n<h3>Le capsule<\/h3>\n<p>Nelle <a href=\"https:\/\/www.mondoffice.com\/?query=capsule&amp;SearchCat=blog&amp;SearchQuery=capsule\">capsule<\/a> in genere il caff\u00e8 \u00e8 contenuto in un involucro di forma conica o cilindrica, in plastica o in alluminio. Le capsule vengono normalmente prodotte in atmosfera protettiva ma in alcuni casi possono essere autoprotette per via della loro forma o dal modo in cui sono fatte.<br \/>\nPossono essere in confezione monodose oppure la confezione pu\u00f2 contenere pi\u00f9 capsule. Normalmente contengono dai 5 ai 7 grammi di polvere di caff\u00e8 per ogni capsula.<br \/>\nL&#8217;aspetto negativo delle capsule \u00e8 che trattandosi di bi-materiale (alluminio o plastica + polvere di caff\u00e8) non possono essere smaltite nei rifiuti organici ma vanno buttate nell&#8217;indifferenziato anche se il mercato sta spingendo sempre pi\u00f9 per soluzioni alternative, quali plastica biodegradabile, per renderle pi\u00f9 sostenibili.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h3><\/h3>\n<p>[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;14465&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; css_animation=&#8221;fadeIn&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;2\/6&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h3>Le cialde<\/h3>\n<p>Le cialde sono monodosi da 7 grammi di caff\u00e8 dosato e pressato tra due di carta. Sono sempre confezionate in atmosfera protettiva e chiuse ermeticamente. Le cialde pi\u00f9 utilizzate sono prodotte secondo lo standard E.S.E. (Easy Serving Espresso), uno standard nato nei primi anni &#8217;70 del 1900 per consentire di ottenere un buon caff\u00e8 espresso anche al di fuori dell&#8217;Italia, dove i baristi non avevano la stessa conoscenza di quelli italiani e bere un buon espresso era molto difficile. Nel corso degli anni questo standard \u00e8 stato sempre pi\u00f9 migliorato.<br \/>\nIl rivestimento in carta fa s\u00ec che le cialde si possano smaltire nei rifiuti organici, rendendole pi\u00f9 ecologiche rispetto alle capsule.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<h2>Lo sapevi che&#8230; ?<\/h2>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row equal_height=&#8221;yes&#8221; disable_element=&#8221;yes&#8221;][vc_column width=&#8221;1\/3&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1666181989720{margin-right: 5px !important;margin-bottom: 5px !important;background-color: #2f2721 !important;border-radius: 10px !important;}&#8221;][vc_column_text]<span style=\"color: #f5f5f5;\">Esistono diverse ipotesi sulla scoperta del caff\u00e8. Una delle pi\u00f9 accreditate ne attribuisce la scoperta ad un pastore etiope dell&#8217;altipiano di <strong>Koffa<\/strong> (da cui appunto deriverebbe il nome caff\u00e8). Pare che un giorno le sue capre abbiano brucato le foglie e le bacche della pianta del caff\u00e8 e poi, invece di dormire, abbiano trascorso l&#8217;intera nottata a pascolare con una inedita energia. Il pastore attribu\u00ec tutta questa energia alle bacche mangiate dalle capre e, una volta individuate, prov\u00f2 ad abbrustolirle per poi farne una infusione, realizzando di fatto il primo caff\u00e8 della storia.<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/3&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1666182019867{margin-right: 5px !important;margin-bottom: 5px !important;margin-left: 5px !important;background-color: #2f2721 !important;border-radius: 10px !important;}&#8221;][vc_column_text]<span style=\"color: #f5f5f5;\">Il caff\u00e8 si diffuse in Europa nel 1.700 ma rimase fino al 1.800 una bevanda elitaria, molto amata soprattutto da artisti e letterati. Si diffusero cos\u00ec molti locali, che presero il nome di &#8220;<strong>Caff\u00e8<\/strong>&#8221; proprio dalla bevanda che si degustava, che divennero luoghi di ritrovo per uomini colti, filosofi e letterati dove assaporare un buon caff\u00e8 disquisendo di temi colti e di politica. Solo nel 1.800 il caff\u00e8 divenne quella bevanda popolare che \u00e8 tutt&#8217;ora.<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/3&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1666182030695{margin-bottom: 5px !important;margin-left: 5px !important;background-color: #2f2721 !important;border-radius: 10px !important;}&#8221;][vc_column_text]<span style=\"color: #f5f5f5;\">Nel ventesimo secolo arriva la svolta tecnologica che rivoluziona il modo di assaporare il caff\u00e8.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #f5f5f5;\">Nel 1901 infatti, l&#8217;ingegnere italiano <strong>Luigi Bezzera<\/strong> ha l&#8217;intuizione di sfruttare il vapore per filtrare la polvere di caff\u00e8, brevettando cos\u00ec la <strong>prima macchina per espresso <\/strong>funzionante a vapore. Furono poi due baristi milanesi, <strong>Achille Gaggia e Antonio Cremonese<\/strong>, che migliorarono questa invenzione pensando di utilizzare l&#8217;alta pressione al posto del vapore e fu cos\u00ec che nacque l&#8217;attuale sistema per espresso, in grado di produrre la bella cremina che tutti associamo al caff\u00e8 del bar.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #f5f5f5;\">Altra rivoluzione arriv\u00f2 nel 1933, sempre per opera di un italiano, l&#8217;imprenditore <strong>Alfonso Bialetti<\/strong>, che pens\u00f2 di sfruttare il principio di risalita dell&#8217;acqua in ebollizione per filtrare il caff\u00e8 in polvere, dando vita all&#8217;iconica <strong>Moka<\/strong> tutt&#8217;ora utilizzata e da molti ancora amata rispetto all&#8217;espresso.<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row equal_height=&#8221;yes&#8221; disable_element=&#8221;yes&#8221;][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1666182040656{margin-right: 5px !important;margin-bottom: 5px !important;background-color: #2f2721 !important;border-radius: 10px !important;}&#8221;][vc_column_text]<span style=\"color: #f5f5f5;\">Il caff\u00e8 <strong>decaffeinato<\/strong> pu\u00f2 essere ottenuto tramite diversi sistemi.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #f5f5f5;\">Un primo metodo prevede di mettere i chicchi di caff\u00e8 in ammollo per farli gonfiare e poi immergerli in una sostanza che \u00e8 in grado di estrarre la caffeina.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #f5f5f5;\">Un altro metodo \u00e8 quello di mettere i chicchi a bagno in acqua calda: in questo modo per\u00f2 vengono estratte sia la caffeina che altre sostanze organolettiche. Per ovviare al problema, il tutto viene poi filtrato con carboni attivi, che sono in grado trattenere la caffeina facendo passare invece le altre sostanze.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #f5f5f5;\">Esiste poi un metodo un po&#8217; pi\u00f9 complesso, che sfrutta il passaggio di stato da liquido a gassoso dell&#8217;anidride carbonica: in questo passaggio si forma biossido di carbonio, che \u00e8 un ottimo solvente per la caffeina.<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1666182047348{margin-right: 5px !important;margin-bottom: 5px !important;margin-left: 5px !important;background-color: #2f2721 !important;border-radius: 10px !important;}&#8221;][vc_column_text]<span style=\"color: #f5f5f5;\">Tutti i metodi utilizzati per estrarre artificialmente decaffeinare il caff\u00e8 lasciano comunque un 1%-2% di caffeina residua.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #f5f5f5;\">In natura esiste per\u00f2 una variet\u00e0 di pianta di caff\u00e8, la <strong>Coffea Charrieriana<\/strong>, originaria del Camerun, che produce bacche naturalmente prive di caffeina. Questa specie \u00e8 stata scoperta nel 1983 e nel 2009 \u00e8 stata inserita nella \u2018Top 10 New Species 2009\u2019, prestigioso conferimento assegnato dall&#8217;Universit\u00e0 dell&#8217;Arizona alle pi\u00f9 importanti scoperte naturali dell&#8217;anno precedente. Questa specie potrebbe rappresentare il futuro del decaffeinato.<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row bg_type=&#8221;image&#8221; parallax_style=&#8221;vcpb-default&#8221; bg_image_new=&#8221;id^14450|url^https:\/\/www.mondoffice.com\/mondoffice-informa\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/istockphoto-1328838202-1024&#215;1024-1.jpg|caption^Arabica and Robusta coffee bean on splash coffee. 3D rendering.|alt^null|title^Arabica and Robusta coffee bean on splash coffee. 3D rendering.|description^null&#8221;][vc_column css=&#8221;.vc_custom_1666598684714{background-image: url(https:\/\/www.mondoffice.com\/mondoffice-informa\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/buon-caffe-bg-tabs.webp?id=14463) !important;}&#8221;][vc_tta_tabs active_section=&#8221;1&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1666598199649{background-color: #ded7d1 !important;}&#8221;][vc_tta_section i_icon_fontawesome=&#8221;fas fa-coffee&#8221; add_icon=&#8221;true&#8221; title=&#8221;Origini del caff\u00e8&#8221; tab_id=&#8221;1666183939549-d4242111-af1f&#8221;][vc_column_text]Esistono diverse ipotesi sulla scoperta del caff\u00e8. Una delle pi\u00f9 accreditate ne attribuisce la scoperta ad un pastore etiope dell&#8217;altipiano di <strong>Koffa<\/strong> (da cui appunto deriverebbe il nome caff\u00e8). Pare che un giorno le sue capre abbiano brucato le foglie e le bacche della pianta del caff\u00e8 e poi, invece di dormire, abbiano trascorso l&#8217;intera nottata a pascolare con una inedita energia. Il pastore attribu\u00ec tutta questa energia alle bacche mangiate dalle capre e, una volta individuate, prov\u00f2 ad abbrustolirle per poi farne una infusione, realizzando di fatto il primo caff\u00e8 della storia.[\/vc_column_text][\/vc_tta_section][vc_tta_section i_icon_fontawesome=&#8221;fas fa-coffee&#8221; add_icon=&#8221;true&#8221; title=&#8221;Una bevanda elitaria&#8221; tab_id=&#8221;1666183939583-97b1ceb3-4bce&#8221;][vc_column_text]Il caff\u00e8 si diffuse in Europa nel 1.700 ma rimase fino al 1.800 una bevanda elitaria, molto amata soprattutto da artisti e letterati. Si diffusero cos\u00ec molti locali, che presero il nome di &#8220;<strong>Caff\u00e8<\/strong>&#8221; proprio dalla bevanda che si degustava, che divennero luoghi di ritrovo per uomini colti, filosofi e letterati dove assaporare un buon caff\u00e8 disquisendo di temi colti e di politica. Solo nel 1.800 il caff\u00e8 divenne quella bevanda popolare che \u00e8 tutt&#8217;ora.[\/vc_column_text][\/vc_tta_section][vc_tta_section i_icon_fontawesome=&#8221;fas fa-coffee&#8221; add_icon=&#8221;true&#8221; title=&#8221;La svolta tecnologica&#8221; tab_id=&#8221;1666184292431-63c96fe1-89a7&#8243;][vc_column_text]Nel ventesimo secolo arriva la svolta tecnologica che rivoluziona il modo di assaporare il caff\u00e8.<br \/>\nNel 1901 infatti, l&#8217;ingegnere italiano <strong>Luigi Bezzera<\/strong> ha l&#8217;intuizione di sfruttare il vapore per filtrare la polvere di caff\u00e8, brevettando cos\u00ec la <strong>prima macchina per espresso <\/strong>funzionante a vapore. Furono poi due baristi milanesi, <strong>Achille Gaggia e Antonio Cremonese<\/strong>, che migliorarono questa invenzione pensando di utilizzare l&#8217;alta pressione al posto del vapore e fu cos\u00ec che nacque l&#8217;attuale sistema per espresso, in grado di produrre la bella cremina che tutti associamo al caff\u00e8 del bar.<br \/>\nAltra rivoluzione arriv\u00f2 nel 1933, sempre per opera di un italiano, l&#8217;imprenditore <strong>Alfonso Bialetti<\/strong>, che pens\u00f2 di sfruttare il principio di risalita dell&#8217;acqua in ebollizione per filtrare il caff\u00e8 in polvere, dando vita all&#8217;iconica <strong>Moka<\/strong> tutt&#8217;ora utilizzata e da molti ancora amata rispetto all&#8217;espresso.[\/vc_column_text][\/vc_tta_section][vc_tta_section i_icon_fontawesome=&#8221;fas fa-coffee&#8221; add_icon=&#8221;true&#8221; title=&#8221;Il decaffeinato&#8221; tab_id=&#8221;1666184345096-4e089d8a-2113&#8243;][vc_column_text]Il caff\u00e8 <strong>decaffeinato<\/strong> pu\u00f2 essere ottenuto tramite diversi sistemi.<br \/>\nUn primo metodo prevede di mettere i chicchi di caff\u00e8 in ammollo per farli gonfiare e poi immergerli in una sostanza che \u00e8 in grado di estrarre la caffeina.<br \/>\nUn altro metodo \u00e8 quello di mettere i chicchi a bagno in acqua calda: in questo modo per\u00f2 vengono estratte sia la caffeina che altre sostanze organolettiche. Per ovviare al problema, il tutto viene poi filtrato con carboni attivi, che sono in grado trattenere la caffeina facendo passare invece le altre sostanze.<br \/>\nEsiste poi un metodo un po&#8217; pi\u00f9 complesso, che sfrutta il passaggio di stato da liquido a gassoso dell&#8217;anidride carbonica: in questo passaggio si forma biossido di carbonio, che \u00e8 un ottimo solvente per la caffeina.[\/vc_column_text][\/vc_tta_section][vc_tta_section i_icon_fontawesome=&#8221;fas fa-coffee&#8221; add_icon=&#8221;true&#8221; title=&#8221;Dek per natura&#8221; tab_id=&#8221;1666184410207-2c2fdad8-8ff2&#8243;][vc_column_text]Tutti i metodi utilizzati per estrarre artificialmente decaffeinare il caff\u00e8 lasciano comunque un 1%-2% di caffeina residua.<br \/>\nIn natura esiste per\u00f2 una variet\u00e0 di pianta di caff\u00e8, la <strong>Coffea Charrieriana<\/strong>, originaria del Camerun, che produce bacche naturalmente prive di caffeina. Questa specie \u00e8 stata scoperta nel 1983 e nel 2009 \u00e8 stata inserita nella \u2018Top 10 New Species 2009\u2019, prestigioso conferimento assegnato dall&#8217;Universit\u00e0 dell&#8217;Arizona alle pi\u00f9 importanti scoperte naturali dell&#8217;anno precedente. 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